Guardare un sito competitors è lecito. Copiarlo non è lecito. La zona grigia tra i due è dove finisce quasi tutta l'analisi concorrenziale vera, quella che non produce intuizioni ma solo paranoie. Per evitarlo serve un prompt che sia prima di tutto onesto con se stesso.
Dire "analizza il sito del competitor" è come dire "guarda dove ha parcheggiato il furgone". Non genera alcuna informazione utile. Genera opinioni. Serve invece una struttura che separi tre cose: cosa vedi davvero, cosa significava ieri, cosa potrebbe significare domani.
La struttura di un prompt serio
Un prompt che funziona deve fare quattro cose in sequenza. Prima raccoglie i fatti. Poi li classifica. Poi li confronta con i tuoi. Infine formulare una domanda aperta, non una conclusione.
Fatto numero uno: la descrizione. Non "il sito è bello". Ma dimensione della homepage in parole, numero di menu principali, velocità di caricamento dichiarata nella developer console, numero di form visibili, tipo di certificati SSL attivi, paese di registrazione del dominio, età del dominio stesso. Questi dati si verificano in trenta secondi e rimangono uguali per tutti.
Fatto numero due: il contenuto. Quante pagine indicizza Google, quali parole chiave compaiono nei titoli H1 delle prime dieci pagine, quanti link interni portano a prodotti contro pagine di servizio, quanto testo appare sotto la piega nel caso di dispositivi mobile. Anche qui: dati, non impressioni.
Fatto numero tre: l'architettura. Dove finiscono i click da una homepage. Quanti step servono per raggiungere un'azione (registrazione, acquisto, richiesta demo). Se esiste un blog, quanti articoli pubblica al mese, quale frequenza ha, a quali parole chiave punta. Se ha una sezione FAQ, come è organizzata.
Il prompt a questo punto non dice "loro sono bravi". Dice: "su questi tre parametri, come stai rispetto a loro".
Cosa mettere e cosa no nel prompt
Non chiedere mai: "Cosa posso copiare dal loro sito". Questo trasforma l'analisi in una lista di spesa di frodi. Chiedere invece: "Su quale elemento tecnicamente loro spendono più risorse rispetto a quello che spendo io".
Non chiedere: "Sono meglio di loro". Chiedere: "Che cosa fanno che attira il tipo di persona che attrae loro, e che cosa farei io per attrarre il tipo di persona che voglio attrarre io".
Non chiedere: "Mi stanno rubando clienti". Chiedere: "Quali segmenti di clientela hanno in comune e quali sono diversi". Cambia tutto il significato.
Un buon prompt inizia così: "Voglio capire come il sito di [competitor] è organizzato per rispondere a tre domande: quale tipo di pubblico serve, in quale modo organizza le informazioni, quale percorso usa per convertire". Poi: "Raccogli i dati pubblici e verificabili su questi tre ambiti. Non interpretare. Solo dati". Infine: "Dopo aver visto il loro approccio, che cosa devo imparare dal loro modo di risolvere il problema che risolvo anche io".
Il confronto orizzontale
Dopo che hai visto loro, il prompt successivo chiede: "Nei miei ultimi tre mesi di dati analytics, come si comportano i visitatori rispetto all'architettura che ho scelto io". Se loro hanno meno click per arrivare alla conversione e tu ne hai di più, non significa che il loro modo sia migliore. Potrebbe significare che hanno pubblico diverso, o aspettative diverse, o stanno diventando grandi ma perderanno fedeltà.
Un prompt onesto pone una domanda al posto di una conclusione. "Quali differenze nella struttura di navigazione potrebbero spiegare differenze nel tempo medio di permanenza". Non: "Il loro sito è più intuitivo".
La traccia di quello che scopri
Usa il prompt per produrre una lista, non una relazione. La lista deve contenere: data dell'analisi, URL della pagina guardata, dato specifico rilevato, fonte di verifica, possibile relazione con il tuo approccio. Una tabella, non una narrazione.
Questo serve a tre cose. Una, fra tre mesi, rileggendolo, capirai che cosa era vera intuizione e che cosa era impressione del martedì. Due, se il dato cambia, lo vedrai. Tre, se il capo chiede "che cosa vi hai visto di importante", non dovrai improvvisare.
La lista risponde alle domande che ti eri fatto quando hai scritto il prompt. Se il prompt chiedeva "come organizzano le loro risorse di supporto" e oggi riscopri che quella sezione non esiste più, quella è un'informazione. Se il prompt chiedeva "sono più veloci di me" e scopri che Google Page Speed li dà a 62 mentre tu sei a 58, è una pita, non una strategia.
Quando fermarsi
La trappola più grande è continuare a guardare. Un prompt buono stabilisce in anticipo: guarderò queste dieci aree, per ognuna dedicherò massimo sei minuti, prenderò nota di tre dati, poi smetto. Perché altrimenti l'analisi diventa voyeurismo competitivo e consuma tempo che potresti usare per migliorare il tuo sito.
Se il prompt chiede "cosa fanno bene", la risposta non è "tutto" e non è "niente". È: "Questo, questo e questo". Se non riesci a elencare tre cose in meno di venti minuti, il prompt era mal costruito, non il loro sito è invisibile.
L'onestà intellettuale sta tutta qui. Non è dire "mi piace il loro sito" o "non mi piace". È raccogliere fatti, metterli a confronto con i tuoi, e poi rispondere alla sola domanda che importa: "Quale cosa loro fanno che io non sto facendo, e vale la pena imparare da loro".
