Tra le professioni più colpite dall'ondata dell'intelligenza artificiale c'è il giornalismo. Lo è in modi che pochi all'esterno conoscono, perché le redazioni preferiscono non parlarne pubblicamente: dire "i nostri articoli sono scritti con l'AI" non sarebbe un buon messaggio per i lettori. Ma dentro le redazioni italiane qualcosa sta cambiando profondamente, e vale la pena capire cosa.
Tre cose che l'AI fa già nelle redazioni
1) La cronaca automatica
I bollettini meteo, i risultati sportivi minori, le quotazioni di borsa, i comunicati di polizia, le statistiche economiche di Eurostat. Tutta questa cronaca "fredda" — dati che arrivano in un formato standard e devono diventare articoli — viene scritta sempre più spesso da sistemi automatici. Il Sole 24 Ore pubblica oltre 1000 articoli al giorno generati automaticamente sui dati di borsa. ANSA usa AI per le agenzie meteo. Nessun lettore se ne accorge perché lo stile è impeccabile.
2) Le traduzioni e i riassunti di fonti estere
Quando arriva una notizia da un giornale americano o tedesco, prima un giornalista doveva leggerla, capirla, riscriverla in italiano. Oggi un editor incolla l'articolo in ChatGPT o Claude, chiede traduzione e riassunto in italiano, e ottiene una bozza in 30 secondi. Il giornalista poi la rilavora con il suo stile, ma il tempo speso è un quinto di quello di prima.
3) La ricerca per inchieste lunghe
Per un'inchiesta seria un giornalista deve leggere centinaia di documenti: bilanci aziendali, sentenze, atti parlamentari, articoli accademici. L'AI può leggerli tutti e tirargli fuori i punti rilevanti in pochi minuti. Il Corriere ha fatto un'inchiesta recente sull'edilizia abusiva analizzando con l'AI migliaia di sentenze del Consiglio di Stato. Un lavoro che sarebbe stato impossibile a mano.
Tre cose che le redazioni hanno deciso di NON fare
Le redazioni serie hanno stabilito limiti chiari:
Niente inchieste fatte solo dall'AI. Un articolo investigativo deve avere un giornalista umano che ha incontrato fonti, verificato documenti, fatto domande. L'AI può aiutare nella ricerca, ma il giornalismo resta umano.
Niente interviste finte. Alcuni siti meno seri usano l'AI per inventare risposte di persone famose. Le redazioni serie hanno cacciato chi è stato beccato a farlo.
Niente cancellazione del giornalista locale. Le notizie territoriali, le inchieste locali, il rapporto con la comunità — quello che fanno i giornalisti di provincia — non si può sostituire con l'AI. Anzi, paradossalmente l'AI sta liberando tempo per fare proprio queste cose.
Cosa significa per i giornalisti
Si stanno creando due categorie:
- I giornalisti "operatori": chi si limitava a riscrivere comunicati stampa, fare cronaca standardizzata, scrivere pezzi corti su agenzia. Questa figura è destinata a sparire.
- I giornalisti "autoriali": chi ha una firma, una rete di fonti, una capacità di analizzare. Per loro l'AI è un moltiplicatore: possono fare lavori più ambiziosi grazie alla mano dell'AI nelle parti meccaniche.
Cosa significa per i lettori
Nei prossimi anni distingueremo sempre meno articolo da articolo se è stato scritto da un umano o da un'AI. Ma capiremo sempre più chi sono i giornalisti che vale la pena seguire. Saranno quelli che fanno cose che l'AI non può fare: chiedere a una fonte di parlare, andare in posti scomodi, prendersi rischi, avere intuizioni.
L'industria del giornalismo non muore. Si concentra. E la qualità, per chi resta, dovrebbe paradossalmente alzarsi. Vediamo se succederà davvero.
