Una ricerca dell'Università Bocconi pubblicata a inizio 2026 ha rivelato un dato che ha fatto rumore in tutto il mondo della scuola italiana: il 73% degli studenti delle superiori usa ChatGPT (o un altro assistente AI) almeno una volta a settimana per fare i compiti. Tra gli universitari, la percentuale sale al 91%. Praticamente tutti.

La domanda che si fanno insegnanti, presidi, genitori è: cosa significa questo, davvero? È solo una scorciatoia in più, come prima Wikipedia o Bignami? Oppure sta cambiando qualcosa di più profondo nel modo in cui i ragazzi imparano?

I tre modi in cui gli studenti usano l'AI

La stessa ricerca ha classificato gli usi più frequenti:

  1. Far scrivere temi e relazioni (38%): il ragazzo copia la traccia in ChatGPT, copia la risposta, magari modifica qualche parola, consegna.
  2. Far spiegare concetti non capiti (34%): il ragazzo chiede «spiegami la guerra fredda come se avessi 15 anni», legge, capisce, poi studia normalmente.
  3. Far risolvere esercizi di matematica/fisica (28%): incollare il problema, copiare la soluzione. Quasi sempre senza guardare il procedimento.

Il dato interessante è che il primo e il terzo uso (37+28 = 66% del totale) non aggiungono nulla all'apprendimento. Il secondo invece (34%) lo aumenta, perché il ragazzo capisce un concetto che altrimenti gli sarebbe rimasto oscuro.

Cosa stanno facendo le scuole

Le scuole italiane sono spaccate in tre approcci:

Il proibizionismo (40% degli istituti). Vietato in classe, vietato a casa, smartphone confiscato. Sui temi scritti, alcune scuole hanno reintrodotto la scrittura a mano in classe, sotto controllo. Risultato: gli studenti smettono di usarlo solo formalmente, ma a casa fanno quello che vogliono.

L'accettazione critica (45%). Si accetta l'uso ma si chiede agli studenti di dichiararlo, di citare l'AI come fonte, di mostrare il dialogo avuto con l'assistente. Risultato: alcuni studenti lo usano in modo intelligente, altri continuano come prima e mentono.

L'integrazione totale (15%). Le scuole più innovative hanno cambiato il tipo di compiti. Niente più temi a casa (l'AI li scrive). Solo esercizi orali, prove in classe, discussioni, presentazioni. L'AI può essere usata in fase preparatoria, ma la valutazione è solo dal vivo.

Il dato preoccupante

Non è il fatto che gli studenti usino l'AI. È COSA stanno perdendo. La stessa ricerca della Bocconi ha misurato la capacità di scrittura libera: agli studenti del 2026 è stato chiesto di scrivere a mano un tema di 600 parole su un argomento generico, senza preparazione. Confrontato con i compagni del 2019, le competenze sono crollate del 35%. Errori grammaticali, struttura debole, vocabolario limitato.

Il rischio non è che usino l'AI per i compiti. È che, usandola sempre, non sviluppino il muscolo della scrittura propria.

Cosa dovrebbero fare i genitori

Non vietare. Non far finta di niente. Mediare. Quattro regole semplici che funzionano bene:

  1. Va bene chiedere all'AI di spiegare un concetto difficile
  2. NON va bene farsi scrivere temi o relazioni e consegnarli
  3. Va bene farsi suggerire una struttura per il tema, poi scriverlo da soli
  4. Sui compiti di matematica: l'AI può controllare la tua soluzione, NON dartela prima che tu l'abbia provata

Lo scenario possibile

Tra cinque anni, è probabile che le scuole italiane si saranno adattate. I compiti scritti a casa scompariranno o cambieranno radicalmente. La valutazione sarà sempre più orale, dal vivo, basata su discussioni. L'AI sarà uno strumento accettato come la calcolatrice. Quello che cambierà davvero sarà cosa si studia: meno informazioni da memorizzare, più capacità di ragionamento.

Per arrivarci, però, serve una transizione consapevole. Né proibizione, né resa.